Giuseppe Pastore

RADICE

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Pittura/Scrittura

Generalità dell’opera pittorica (didascalia dell’immagine): “Radici liquide”. Tecnica mista, olio e liquirizia su tela 50×50. Giuseppe Pastore 2015.

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RADICI DALLE PAROLE ALLE RADICI

Ad un unico colore ad olio, bianco di titanio, è stato sovrapposta una ‘colata’ di liquirizia liquefatta mista a  polvere, a sua volta mista ad acqua, di liquirizia (ho usato prodotti Amarelli).  Attraverso l’uso di questi materiali il quadro  assume più dimensioni sensoriali, sicuramente emana un buon odore. Si intravedono stringhe di lettere, radici etimologiche di termini presenti nel dialetto Cosentino originarie di varie culture. Per quanto riguarda la scrittura creativa ho cercato di comunicare come la radice etimologica di molte parole proviene da lingue e terre lontane. Il passaggio di vari popoli nelle nostre terre non è un fenomeno nuovo. Da qui la inevitabilità di un società multiculturale che lascia una delle testimonianze più vive nel dialetto, una forma di comunicazione verbale “spontanea” costituita da idiomi, suoni,   che pur arrivando  da varie parti del mondo ha dato origine a qualcosa di molto locale, e radicato.

Il paesaggio della provincia cosentina scorreva lento. Viaggiavamo in cinque oramai da una decina di minuti diretti alla stazione.  Tra di noi qualcuno aveva pensato, non per scelta, di cercare fortuna al Nord. L’ennesimo colloquio finalmente era andato bene.

…se nu te scierri mai delle radici ca tieni 

Rispetti puru quiddre te li paisi lontani, 

Se nu te scierri mai de du ede ca ieni 

Dai chiu valore alla cultura ca tieni..

i Sud Sound System davano il ritmo; la musica spesso copriva le nostre voci e c’era chi seguiva la musica e chi annoiato iniziava a lamentarsi non solo perché il condizionatore non andava:

…ma sa simana già quattru sbarchi in Sicilia. Mi vena raggia si piansu a tutta sa gente ca vena de fora e ni frica u lavuru. E nua? Partimu!…

Alcuni termini oramai sono solo nel dizionario dei più anziani, ma per noi era normale, più diretto e familiare comunicare anche in dialetto. Si stava iniziando a parlare non bene dell’immigrazione.  Qui la situazione è difficile, poi c’è la crisi, molti vanno via. Tanti oramai sulle culture diverse e lontane hanno una visione poco positiva, c’è una certa chiusura.

Salentino e Cosentino continuavano a mescolarsi. Presi la parola, abbassai il volume e cercai di argomentare che tantissime parole del nostro dialetto hanno radice da altre che provengono da lontano nel tempo e nello spazio…questioni  storiche, dominazioni e influenze culturali.

si si, stranieri…extracomunitari che devono stare a casa loro e a casa nostra? Pensate a come parliamo a casa nostra! Guardate che  simana, settimana -iniziai a dire- viene dallo spagnolo semana. Altri termini –continuavo- derivano da parole francesi, ad esempio appunto raggia, rabbia, che viene da rage come ad esempio surice, topo, è da souris. Non è segreto che altre parole puramente dialettali derivano dal catalano…molte altre dal latino e dal greco, altre dall’arabo.

Parlavo in un caldo soffocante. Dai finestrini abbassati il vento mi scombinava i capelli…non ce ne rendiamo conto ma usiamo termini che, in linea di principio, hanno origini ‘straniere’…provai a spiegare alzando la voce per farmi sentire. Qualcuno mi guardava strano, forse ero poco chiaro. Stavo dicendo cose interessanti o forse no. Smisi di parlare perché notai che non proprio tutti erano interessati.  Poi eravamo quasi arrivati e probabilmente il pensiero era malinconicamente alla partenza e in macchina l’umore non era dei migliori.

In stazione vedevo gente che stava lasciando la sua terra e pensai a quanti disperati, viceversa, attraversano il Mediterraneo per raggiungere…passare dal Sud Italia.

La mie radici? La mia, come poche altre, è sempre stata una terra sulla quale si sono alternati diversi popoli, terra di passaggio…di arrivi, di partenze; il tutto è inevitabile come la contaminazione culturale e il dialetto ne è una testimonianza viva.

Salii. Trovai posto. Iniziavo a pensare, con rabbia mista ad altri sentimenti, a cosa mi stava aspettando. Sicuramente per un po’ non avrei sentito parlare qualcuno nel mio dialetto.

Guardavo i miei amici dal finestrino del treno; la stazione  si mosse, salutai, stavo partendo.

FotoBio

Pittore/Scrittore

Giuseppe Pastore nasce a Cosenza il 21 novembre 1980; dottore in fisica, inizia a dipingere per caso e dal nulla a  trenta anni. La sua ricerca creativa, figlia di un esigenza interiore, è diretta ecletticamente  verso la pittura astratta, ma non disdegna  di cimentarsi  in altri campi.

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