Giovanna Jenny Tenuta

RADICE

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Fotografia/Scrittura

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THE ITALIAN HERITAGE: L’AMERICA DEGLI ITALIANI.  Da Ellis Island alla Little ITALY

“ ….L’America esiste. Esiste eccome! E’ una terra lontana. Oltre l’Oceano. Distante dall’Italia nove ore di volo attorno al globo terrestre. Un viaggio lungo, pesante. Per atterrare a NY, porta d’ingresso e centro culturale degli Stati Uniti d’America. Nonché terra promessa e delle opportunità per oltre 25 milioni di immigrati stranieri sbarcati in massicce ondate migratorie per ben due secoli di storia nazionale a stelle&strisce che ha coinvolto intere generazioni.

Da sempre infatti NY è una città di immigrati. Anzi la città di tutti. Dove l’immigrazione ha portato un’insolita varietà etnica. Una realtà che ha rivoluzionato l’esistenza di milioni di persone. Un mondo nuovo che per secoli e’ stato pensato come promessa di felicita’- e lo e’ ancora per una buona parte dell’umanita’. La popolazione di NY e’ tra le piu’ variegate del mondo sia dal punto di vista culturale  che etnico.

Oggi l’Italia che lavorava e contribuiva a fare grande l’America  non è più racchiusa e rinchiusa a Little Italy, il cuore mediterraneo della Grande Mela e distretto dove la comunità italiana rappresenta un quarto della popolazione distribuita per la maggior parte nel quartiere più esteso e caotico di Chinatown, dove vivono tutti i cinesi che parlano la loro lingua incomprensibile. Anzi, della vecchia Little Italy fondata dagli immigrati italiani  nei primi decenni del secolo scorso, oggi quello che rimane è ben poca cosa. Oggi il simbolo dell’italianità appare ovunque, dalla Fifth Avenue in poi. Dai grandi brands italiani come Rizzoli, Gucci, Versace, Ferragamo, Missoni alla statua di Garibaldi eretta a Washington Square nel 1888 in onore dell’eroe dei Due Mondi, ne sono l’emblema. Il nuovo emigrante italiano è ambizioso e preparato. Ha sostituito la valigia di cartone tenuta insieme con lo spago con una ventiquattrore di marca.

Gli italiani a New York sono oggi circa un milione, di cui la metà è nata in Italia, l’altra è di seconda, terza o quarta generazione. Ogni anno 15 000 italiani decidono di trasferirsi stabilmente negli USA, a questi si aggiungono 300 000 temporanei, di cui più della metà per affari. Il 58% sceglie NY. Centomila manager ed imprenditori fanno la spola tra New York e l’Italia, vengono chiamati “emigranti part-time”, “pendolari di lusso” o “sometime Newyorkers”. Il Paese deve molto al sacrificio  di gente sana e all’impegno da esse profuso nel mondo del lavoro dove si conquistava il pane lavorando in silenzio, con rispetto e abnegazione. Un modello per il Nuovo Mondo.

A differenza degli emigrati di altre etnie (tedeschi, irlandesi e scandinavi), gli italiani che arrivarono negli Stati Uniti  passando attraverso Ellis Island  all’inizio del secolo scorso, erano talmente privi di mezzi e in maggioranza analfabeti. Sebbene la società americana fosse a volte crudele e il lavoro estremamente duro, i nostri emigrati non si scoraggiarono. La famiglia era la solida base della loro forza. Grazie alla famiglia e alla comunità di compaesani riuscirono a sopportare difficoltà e discriminazioni e un pò alla volta si inserirono nella vita americana.

Attualmente negli Stati Uniti ci sono cittadini di origine italiana che rivestono prestigiose cariche istituzionali come  sindaci, governatori, senatori e ministri. E quegli stessi italiani che cercavano un domani migliore in America oggi a NY si sentono a casa. Come il sig. Umberto, discendente di immigrati italiani di ultima generazione dal Nord Italia  negli anni ‘50 e proprietario di uno store di souvenirs sulla 206 strada della Fifth Avenue, nel cuore di Manhattan.

Ma in queste centinaia di storie e migliaia di nomi, famosi e sconosciuti, ripescati fra le storie di di sei milioni di italiani che passarono in un secolo al vaglio di Ellis Island,  quel che sorprende è che l’Italia, una volta varcato l’oceano, abbordate le coste scoperte da un italiano e battezzate da un altro, diventa un lampo color nostalgia, sogno e mito, mentre l’America diventa casa , vita, tutto. Nella Little Italy. Nel Paese che pensa di aver scritto Pinocchio e inventato la pizza ci si può sentire, alla fine, solo americani, con la mano al cuore davanti alle stars & stripes.

Io ho cercato di comprendere ed immortalare questo sconfinato ed affascinante  paese attraverso i suoi volti, i suoi miti, le sue leggende. Soprattutto italiane. Da Joe Di Maggio a Rocky Marciano. Da Al Capone a Lucky Luciano. Da Al Pacino a Rodolfo Valentino. Da Sylvester Stallone a Fiorello La Guardia. Quanto imponente e grandiosa, immensamente potente sembra questa citta’ dall’aereo  oppure attraverso  la sua storia e il suo presente, il suo sogno, le sue ombre, la sua realtà, talvolta anche il suo futuro.

Ma con le parole non comprendero’ mai New York. E neanche ci penso piu’ a comprendere questa citta’. Mi disciolgo in lei, parole, immagini, sapere, attese non mi servono a nulla. Verificare che siano vere o fasulle e’ privo di senso. Non e’ possibile nessun confronto con le cose presenti. Esistono in un altro mondo: sono la’. Ed io guardo e guardo ogni cosa, piena di meraviglia e stupore come un cieco che ha riacquistato la vista.”

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Il progetto creativo  intitolato “The Italian Heritage: L’America degli Italiani.  Da Ellis Island alla Little Italy”, rappresenta un’unica opera composta da 20 immagini fotografiche  degli Italiani immortalati in America, tra ELLIS ISLAND e la LITTLE ITALY ed un testo di scrittura creativa che argomenta l’emigrazione italiana nelle Americhe con particolare riferimento ad Ellis Island, l’isola-prigione sorvegliata dalla Statua della Libertà (simbolo di libertà e di speranza) alla foce del fiume Hudson nella baia di New York , che divenne famosa in quanto stazione di smistamento prima e poi di detenzione per gli immigranti, in particolare dal 1892 al 1917.

Focus particolare è rivolto alla categoria di “emigranti” e delle loro condizioni di viaggio e permanenza nell’isola di Ellis Island,  tristemente soprannominata “l’isola delle lacrime”, ovvero la prima tappa per oltre quindici milioni di immigrati che partivano dalle loro terre di origine sperando di stabilirsi negli Stati Uniti. Dal 1899 al 1931 passarono per Ellis Island cinquecentomila italiani del Nord e tre milioni dall’Italia del Sud.

Una storia, quella del Grande esodo degli italiani verso le Americhe di fine Ottocento ed inizi del ‘900,  che  inizia dalle partenze di folle di disperati sulle “carrette del mare”  per arrivare ai successi raggiunti in tutti i campi, soprattutto negli Stati Uniti, dai discendenti dei nostri emigrati .

Un processo demoetnoantropologico  che si snoda attraverso i periodi più difficili del secolo scorso, come le due guerre mondiali, il fascismo e la grande crisi economica degli anni 20 che vide milioni di emigrati italiani in lotta a fianco degli altri lavoratori americani.

Ellis Island è costituito da un complesso di edifici imponente ed appartiene al patrimonio culturale degli americani. Attualmente, dopo ampi lavori di restauro, è sede di un Museo Nazionale dell’Emigrazione.

Oggi, oltre cento milioni di americani possono rintracciare le loro radici originarie  negli Stati Uniti attraverso un uomo, una donna o un bambino che passarono per la grande Sala di Registrazione a Ellis Island.

FOTO BIO (scatto privato a Williamsburg- Brooklyn).JPEG-1

Freelance/Contributor

Giovanna Jenny Tenuta è nata e vive a Cosenza dal 1981. E’ freelance, contributor, videographer. Ha pubblicato dozzine di articoli come pubblicista free lance per periodici  locali. Profondamente radicata al suo territorio di appartenenza,  ama molto viaggiare. Di recente ha visitato anche gli Stati Uniti , dove ha immortalato NYC,  una delle metropoli piu’ straordinarie al mondo,  attraverso centinaia di scatti fotografici effettuati tra i cinque distretti newyorkesy di Staten Island, Queens, Mahanattan, Brooklyn  e New Jersey.

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5 Replies to “Giovanna Jenny Tenuta”

  1. 4)
    Lontane radici diafane riemergono in un presente dal risvolto nostalgico di antichi legami, dal colore perlaceo, ancora tutti da sciogliere.

    Mi piace

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